CONTINUARE COSI'

PERSONALE DI RAMUNTCHO MATTA

Quando e dove
  • Da Mercoledì 9 a Giovedì 24 Novembre 2016
  • Milano (MI) - Corso di Porta Vigentina 26 - Galleria Francesco Zanuso
Riferimenti e contatti

Sono trascorsi dieci anni dalla sua ultima personale in Italia e mercoledì 9 novembre la Galleria Zanuso inaugura, a Milano, il ritorno dell’artista multidisciplinare Ramuntcho Matta, con la mostra “Continuare così”.

Secondo Ramuntcho “il mondo sta attraversando un periodo di turbolenza. Le cause sono molteplici, ma i veri colpevoli sono coloro che non fanno nulla per cambiare la situazione. Il ruolo dell’arte non è solo quello di trasportare la bellezza su una parete, come appendere un cappotto ad un gancio, ma è anche, e soprattutto, interrogare il reale per coglierne le potenzialità”.

Il regista e amico Chris Marker inventò per lui la parola “multimedium” per indicare la sua straordinaria capacità di adoperare abilmente tutte le varie espressioni artistiche.

Ramuntcho è, infatti, compositore, musicista, scrittore ed artista; ritiene che il lavoro sia il miglior modo per ottimizzare il tempo; ogni mattina, lascia che l’arte parli attraverso di lui, realizzando, di getto, un’opera che condivide su facebook accompagnata da una frase, “una ginnastica per la mente” con lo scopo di far riflettere.

Circa 32 le opere in mostra, molte delle quali saranno realizzate dall’artista poco prima dell’esposizione. Esse sono espressione di spontaneità e riflessione al medesimo tempo, fungono da specchio per vedere - e non solo guardare - per riflettere su sé stessi e su quanto di più prezioso si possiede: il tempo.

Non a caso l’artista sceglie di utilizzare la carta, “frutto dell’albero” che permette al colore di espandersi e di prender vita nonché mezzo migliore per esprimere spontaneità - “la complessità è un canto fertile. La difficoltà è un paesaggio ricco. La tristezza è una porta”.- Il progetto è quello di dare forma a un'idea. Tra pittura e disegno il lavoro di Ramuntcho Matta celebra l’uso del tempo - “il tempo che diamo per scoprire il sensibile; l'arte è una presenza che ci protegge, ci sfida e ci difende”.

“L'usage du temps” è anche il titolo del suo ultimo libro, costruito intorno ad uno scambio di mail fra Matta e Philippe Ducat. Il tempo è il filo rosso di tutta la produzione di Matta, nel campo dei disegni, della musica, delle installazioni e in qualunque altra forma si sia misurato questo artista impossibile da etichettare. Il suo lavoro ha lo scopo di togliere l’arte dal suo isolamento: nel 2008, ad 80 km da Parigi, ha creato Lizieres (www.lizieres.org) un Centro di Cultura e di Risorse, con l’idea che l’arte possa essere utile per lo sviluppo della società. Una piattaforma, o meglio un laboratorio sperimentale che ha l'obiettivo di rendere vitali le riflessioni sulle arti, le filosofie e le pratiche fisiche, senza distinzioni di genere e categorie, facendo uscire l'avanguardia dal suo isolamento e dandole nuovi spazi di sperimentazione e condivisione.

Nel 2014 ha realizzato le illustrazioni del libro “A passo leggero” di Cristina Gabetti per Bompiani;

La curatrice della mostra è Anna Tuteur ed i testi critici del catalogo, in edizione limitata di 100 copie a cura di Paola Gribaudo, sono di Alberto Mugnaini e Corrado Levi.

Short bio:

Ramuntcho Matta è nato a Neully-sur-Seine nel 1960. Quinto di sei figli, la vocazione per l’arte è stata trasmessa a Ramuntcho dal padre, il pittore surrealista cileno Roberto Matta, come un’impresa - da padre in figlio, La vera eredità è la responsabilità della trasmissione che risiede in tutti i fratelli (Pablo Echaurren , Gordon Matta - Clark, John Batanne ...). La sua prima passione è la musica, coltivata da solo e all'interno di progetti condivisi con altri, come Don Cherry, Brion Gysin, John Cage, Chris Marker, Bob Wilson. Ha esposto i suoi lavori in Europa e in altri continenti, sempre a novembre mostrerà le sue opere a Cuba. La sua attività artistica prospera sia nel campo visivo che musicale, nel mondo culturale in genere e in ambienti più insoliti, attraverso progetti che vedono l’arte come un vero e proprio alimento di cui nutrirsi, nei carceri e negli ospedali.


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