FESTIVALFILOSOFIA

Quando e dove
  • Da Venerdì 12 a Domenica 14 Settembre 2014
  • Modena (MO)
  • Carpi (MO)
  • Sassuolo (MO)
Riferimenti e contatti


Un nutrito programma di eventi, tutti gratuiti, affiancherà le lezioni magistrali del festivalfilosofia dal 12 al 14 settembre a Modena, Carpi, Sassuolo.

Luce

La gloria è connessa alla visibilità in un senso preliminare, che non significa semplicemente ricerca di risalto sotto le luci della ribalta, ma fa riferimento a un potere attrattivo che la luce possiede in quanto condizione di visibilità e meta di ogni desiderio di elevazione

“La Gloria del Santo. Vita, culto e immagine di San Geminiano” raccoglie in due sale dei Musei del Duomo di Modena preziosi oggetti di corredo e di culto, codici miniati, dipinti, statue che attestano la vicenda biografica e la devozione popolare per il santo, indicandone la trasfigurazione gloriosa e luminosa nell’Alto dei cieli (Modena, Musei del Duomo, curatrici: Giovanna Caselgrandi, Francesca Fontana, Simona Roversi).

Alla controversia scientifica sulla natura fisica della luce che alla fine del Seicento contrappose Newton e Huygens sono dedicati i laboratori di “Arduo mettersi in luce”, in cui i visitatori potranno replicare esperimenti scientifici e rendersi conto di come la gloria sia risultato della verificabilità delle idee (Modena, Biblioteca Delfini, a cura di Biblioteca Delfini e Università di Modena e Reggio Emilia, venerdì 12, sabato 13 e domenica 14, ore 15-20).

La luce come condizione di visibilità, nel rapporto artistico tra immagine fotografica e immagine video, è al cuore di “Remain in light”, la mostra di video e foto con cui Filippo Luini e Valentina Sommariva, azzerando suoni e temporalità, indagano due contesti di vita quali una discoteca e una piscina pubblica (Modena, Galleria Metronom/Fuorimappa, curatrice: Marcella Manni).

Alla visibilità, alludendo metaforicamente soprattutto a quella sociale, è dedicata anche “Luccicante informe” di Valentina Maddalena Lugli, che allestisce cinque installazioni attorno a una fonte luminosa per giocare sulla dialettica tra il mettersi in luce e l’essere riflesso nello sguardo altrui, suggerendo che l’autenticità sia sempre nascosta dietro la superficie, come qui fanno cinque oggetti collocati sul retro di ciascuna installazione (Modena, Galleria Carteria +, curatrici: Chiara Gibertini, Francesca Novi, Luana Ottani).

Vite spettacolari

Nella società mediatizzata la messa in scena di sé è alla portata di tutte le personalità in cerca d’autore e rende possibile una sempre incompiuta emulazione delle celebrità, modelli tanto effimeri quanto pervasivi che l’industria dello spettacolo, ormai tracimata anche nel mondo dello sport e della politica, mette incessantemente a disposizione

Essendo la celebrità legata soprattutto alla riconoscibilità di un volto (processo in cui la fotografia e la riproducibilità hanno giocato un ruolo determinante), è interessante osservare come, fin dagli inizi del Novecento gli album di figurine con i ritratti di grandi personalità abbiano creato dei veri e propri testimonial ante litteram, fissando un modulo iconico che si è poi enormemente diffuso nel corso del secolo. È questo il tema della mostra “Celebrity. Icone in figurina” realizzata dal Museo della Figurina con la produzione della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena (Modena, Museo della Figurina, curatrice: Paola Basile).

Tra i personaggi che nel Novecento sono ascesi a una celebrità senza confini vanno annoverati certamente gli eroi del calcio, di cui “Futbòl. Canzoni e racconti da “Storie di calcio” di Osvaldo Soriano”, nell’interpretazione di Peppe Servillo, Natalio Luis Mangalavite e Javier Edgardo Girotto, narra sogni di gloria ed epiche imprese, gioie e delusioni, spirito di squadra e assoli dei fantasisti (Sassuolo, Piazza Garibaldi, venerdì 12, ore 21,30).

La costruzione pianificata della celebrità mediante strategie di marketing, alla base non solo del mondo del spettacolo, ma anche di quello dell’arte, è il tema di “Gloria P. Dispositivo di visibilità”, la mostra di Mauro Barbieri in cui, mediante l’utilizzo di strumenti che vanno dalla fotografia alla pittura, dalla grafica ai video, includendo la creazione di gadget ad hoc, di un sito internet e di profili personalizzati sui social network, una donna realmente esistente viene tramutata in personaggio (Modena, Galleria ArtEkyp, curatore: Fulvio Chimento).

Medesima trasformazione di persone comuni in “celebrità” è quella operata da “2B a… Star”, il percorso sensoriale lungo un red carpet allestito dalle superpremiate costumiste Francesca e Roberta Vecchi: il pubblico percorre la passerella fino al palco in cui riceve la proprio statuetta, in un’atmosfera da notte degli Oscar, immersi tra costumi e materiali da set cinematografici, con un gioco di video che mischia premiazioni reali dell’Academy a quelle finte della serata (Modena, il posto).

La transitorietà della celebrità contemporanea, nella sua forma autoreferenziale diffusa soprattutto dai social network, è al centro anche di “Salone Gloria”, la mostra a più voci e a più media realizzata dal Collettivo Temporaneo per l’Eternità della Gloria (Modena, Galleria Mies).

Ambizione e onore

Motore potente e ambivalente dei destini individuali e collettivi, l’ambizione conosce in epoca contemporanea una nuova legittimazione, mentre il principio della dignità, corredo inviolabile della persona umana, fertilizza una nuova concezione dell’onore e del riconoscimento civile

Reputazione, riconoscimento e racconto di sé sono al cuore di “Volti di volti”, la mostra di Tullio Pericoli che presenta venticinque suoi ritratti a olio di scrittori, autori, filosofi, sorretti tutti dall’idea che fare il ritratto di un volto è come raccontare un’avventura, ricostruire le infinite tracce che la vita vi ha depositato, in cerca della specialissima forma individuale di ognuno (Sassuolo, Galleria Paggeriarte).

In “Scatti di dignità” Franco Fontana, uno dei principali protagonisti della fotografia contemporanea, porta in primo piano un gruppo di visitatori disabili all’interno degli ambienti sontuosi di un grande museo: la fotografia li blocca in un istante rivelatore e li restituisce in dignità viva, senza la maschera della cornice e degli ori, mostrando come essi affrontano in eroismo quotidiano il deficit loro imposto dalla lotteria della vita (Modena, Bottega Consorzio Creativo).

Una storia di ambizione e merito, gloria e successo, vittorie e sconfitte è quella portata in scena da Andrea Zorzi con Beatrice Visibelli in “La leggenda del pallavolista volante”, lo spettacolo che, ripercorrendo la carriera del grande campione della Nazionale di Julio Velasco, costituisce anche un affresco di paesaggi italiani e di aspettative di una generazione (Modena, Piazza Pomposa, venerdì 12 settembre, ore 21,30).

Diverso eroismo, civile in questo caso, è quello del bambino testimone di un omicidio che sfida a modo suo il codice dell’omertà. Tratto dal fortunato Io, dentro gli spari di Silvana Gandolfi, “Dentro gli spari” è un monologo di Giorgio Scaramuzzino del Teatro dell’Archivolto rivolto non solo ai ragazzi (Modena, Biblioteca Delfini, domenica 14, ore 11 e 16).

L’ambizione a un’immane e rapida scalata, un’ascesa fatta di onori e azioni insigni destinate a una fama imperitura, è il tema delle pitture e installazioni di Massimo Lagrotteria, che in “In excelsis homo” mostra come nell’uomo odierno questo motore spirituale sia rimasto maceria di un’icona che un tempo era grandiosa (Carpi, Galleria Darkroom Silmar, curatore: Andrea Saltini).

Democrazia

Costitutivamente votato alla durata, e sempre nella necessità di guadagnare l’obbedienza degli uomini, il potere politico ha espresso il proprio carattere glorioso in liturgie e cerimoniali, autorappresentazioni e propaganda, di cui anche la contemporaneità conserva traccia, pur esponendosi in forme inedite allo sberleffo dell’anarchia

Focalizzandosi su quattro sovrani estensi di diverse epoche la mostra “Il potere e la gloria. Ritratti estensi”, a cura dei Musei Civici, esporrà dipinti, disegni e bozzetti per indicare i diversi modi di conseguire la gloria e i più alti valori connessi al governo, mostrando il ruolo dell’iconografia pubblica nell’esercizio del potere (Modena, Musei Civici).

Non diversamente, nei suoi stendardi e nelle sue opere su carta vetrata Massimo Dalla Pola compie con “Il sole dei morti” una mappatura sintetica dei luoghi del potere, una sorta di “mappamondo” dei monumenti e degli strumenti di propaganda che punteggiano la trasmissione della gloria nella storia (Carpi, Galleria Spazio Meme).

Il volto grottesco e furibondo di un autoritarismo borioso e plurigallonato emerge nei libri d’artista e nei fogli sciolti di Enrico Baj che la Biblioteca Poletti mette in mostra con “Dames et généraux” (curatrice: Carla Barbieri). Tra i gioielli esposti, il libro (con falso frontespizio opera di Marcel Duchamp) che dà il titolo alla mostra e il celebre Punching general del 2003, un pupazzone/pallone gonfiato traballante in effigie generalesca multidecorata da prendere (metaforicamente) a pugni come un punching ball (Modena, Biblioteca Poletti).

Analoga vena anarchica e libertaria, incarnata in uno sberleffo sistematico del potere, si rintraccia nelle opere grafiche di Jamie Reid nella mostra “Ragged Kingdom. Lo schiaffo al potere del Punk inglese”, che propone tra le altre le celebri immagini della Regina Elisabetta con le spille da balia sulle guance o le svastiche sugli occhi, assoluto contraltare della gloria ad opera del geniale ideatore di uno stile di comunicazione pubblica che ha caratterizzato fortemente soprattutto l’esperienza dei Sex Pistols (Modena, Galleria Civica, curatore: Marco Pierini).

In “Re (e Regine) per una notte. Sfilata di moda riciclata in pompa magna” operatori e utenti dell’associazione Porta Aperta di Modena daranno vita a una sfilata con indumenti di riciclo durante la quale si trasformeranno in imperatori, sovrani, dignitari, divi, per mostrare che nell’altalena della vita tutto può accadere e che il re è sempre nudo (Modena, Piazzetta dei Servi, sabato 13, ore 21).

Impronte di gloria

Tra eternità gloriosa e transitorietà mondana, la gloria è sempre una sfida al tempo, tentativo di lasciare traccia durevole che si inscrive in monumenti dal complesso statuto pubblico, fino alla sua deriva effimera e accidentale, come nei selfies contemporanei

Riflessioni sul tempo della gloria, contesto cortese e riferimento letterario nell’opera omonima di Francesco Petrarca si legano in “Trionfi. Il segno di Petrarca nella Corte dei Pio a Carpi”, la mostra sul ciclo di affreschi nella Camera dei Trionfi di Palazzo dei Pio a Carpi, dove dipinti, cassoni nuziali, oggetti di corredo, manoscritti, cinquecentine, stampe antiche aiutano a inquadrare l’iconografia dei Trionfi, contribuendo a sciogliere i quesiti sulla presenza del ritratto dello stesso Petrarca nel Trionfo della Fama (Carpi, Musei di Palazzo dei Pio).

La grandezza della lotta contro il tempo pervade anche le tavole di Giovanni Battista Piranesi, tratte prevalentemente dalle serie delle Vedute e delle Carceri, in cui i resti dell’architettura romana esprimono la magnificenza che ne caratterizzava l’intera civiltà, segno di nobiltà d’animo impressa in ogni loro costruzione (“Magnificenza delle rovine”, Modena, Galleria Artbroking, a cura di Arialdo Ceribelli e Patrizia Foglia).

Una nuova personale di Mimmo Jodice, “Arcipelago del mondo antico”, presenta la grande ricerca sul Mediterraneo. Nella mostra, prodotta da Fondazione Fotografia e a cura di Filippo Maggia, in cinquanta opere fotografiche, in parte inedite, l’autore ricompone la persistenza del mito, di cui vengono restituiti frammenti in un’operazione di de-contestualizzazione temporale che ce lo presenta come pieno contemporaneo (Modena, Foro Boario).

Sempre Fondazione Fotografia, ancora per la cura di Filippo Maggia, presenta anche “Territori dello spirito” di Kenro Izu: esplorando luoghi sacri in molte parti del mondo, egli mette in risalto la caducità intrinseca ai siti archeologici, e lo fa mediante il recupero di tecniche della fotografia ottocentesca, mettendo così doppiamente a tema lo statuto del passato e della durata (Modena, Foro Boario).

Nella collettiva “Fotografia de los Andes, 1897-1950”, prodotta da Fondazione Fotografia e curata da Jorge Villacorta, i siti archeologici e la temporalità della gloria assumono un significato ulteriore, in un contesto nel quale la distanza dei reperti del passato è cancellata attraverso la loro totale compenetrazione col presente della vita quotidiana delle comunità locali (Modena, Foro Boario).

Resti di altro genere, ossia frammenti sopravvissuti alle devastazioni delle recenti trasformazioni territoriali, sono quelli fotografati da Giancarlo Pradelli in “Mirabilia. Architetture e luoghi di pianura”, che testimoniano l’intimo legame tra l’architettura, la terra e il fiume e la peculiare bellezza della provincia emiliana (Modena, Orto Botanico, curatore. Matteo Agnoletto).

In “Vanitas” di Figura/sfondo, la transitorietà mortale che mina la durata della gloria è incarnata dal cartone ondulato di cui è fatto “Le Crane”, una riproduzione della scatola cranica che esprime tanto la sede del pensiero che aspira all’eternità, quanto la deperibilità del suo materiale, con il paradosso che la carta è il supporto su cui si inscrivono le tracce della scrittura, che si vogliono durevoli (Modena, Galleria La Darsena, curatori: Matteo Crespi e Fede Lorandi, Siro Leonelli).

Impronte di un passato concepito come origine sono quelle che Fernanda Veròn lascia sui feticci e le maschere da lei realizzati: la mostra “Mistero dell’apparente” ne ricrea la mitologia (Modena, Studio Vetusta, curatore: Giovanni Cervi).

Nelle immaginette sacre presentate in “Gloria in cielo, verde sulla terra”, emerge come l’impronta terrena del santo assurto alla gloria dei cieli prenda, nelle sue costanti iconologiche, forme metamorfiche scaturite dal mondo vegetale (Modena, Orto Botanico, Curatori: Marta Mazzanti, Giovanna Bosi, Daniele Dallai, I. Ansaloni).

LA GLORIA È SERVITA. I MENU FILOSOFICI DI TULLIO GREGORY PER IL FESTIVALFILOSOFIA 2014

LA GLORIA È SERVITA.

I MENU FILOSOFICI DI TULLIO GREGORY PER IL FESTIVALFILOSOFIA 2014Il noto filosofo e gourmet ha ideato un percorso gastronomico che verrà proposto per tre giorni in oltre 70 ristoranti ed enoteche di Modena, Carpi e Sassuolo. Tradizione, ironia e buona cucina ispirano anche la “razionsufficiente”, il cestino del festival per pranzare e cenare a 5.00 euro, e “la portata dello chef”, lo street food dei grandi chef modenesi

È la gloria l’ingrediente principale dei nove “menu filosofici” ideati da Tullio Gregory che verranno proposti dal 12 al 14 settembre in oltre 70 ristoranti ed enoteche di Modena, Carpi e Sassuolo nell’ambito del festivalfilosofia 2014. L’iniziativa, ormai consolidata, sottolinea la centralità del convito nella civiltà umana e ne celebra gli artefici di cucina e di bottega.

Tullio Gregory firma la sezione “cucina filosofica” del festivalfilosofia fin dalla prima edizione. Già professore di Storia della Filosofia alla “Sapienza” di Roma, fondatore del Centro Studi del Cnr sul Lessico intellettuale europeo, direttore dell’Enciclopedia Italiana di scienze, lettere e arti, edita dall’Istituto Treccani, membro del Comitato scientifico del festivalfilosofia e noto gourmet, Gregory ha ideato menu per pranzi e cene filosofici all’insegna della tradizione e a partire dai prodotti tipici modenesi e della cucina dell’Emilia-Romagna (menu completi e indirizzi dei ristoranti si possono consultare nel sito www.festivalfilosofia.it).

Spiega Gregory: “Vi è chi cerca la gloria in cielo, chi in terra; chi nella contemplazione del vero, chi nella manipolazione del falso; chi sui campi di battaglia, chi negli spettacoli televisivi: ognuno cerca la gloria secondo miti e riti antichi e moderni, inseguendo modelli aristocratici o populisti, del santo martire o dell’icona pop. Noi abbiamo pensato di proporre una via antropocentrica alla gloria, anche per reagire alle tante polemiche contro questo povero uomo: celebreremo le glorie del creato nelle mediazioni dell’homo faber e edens, dei cuochi, gloriosa stirpe di antichi sacerdoti del nostro vivere quotidiano: con loro potremo ripercorrere le strade maestre della cucina emiliana, in modo sobrio e umano, anche per uscire dalle strettoie problematiche dei vari ideali di gloria legati alla spettacolarità e al potere, al narcisismo, all’immagine e all’apocalisse del consenso”. Da qui l’idea di articolare i menu filosofici per rispondere al desiderio di una “gloria tutta mondana”, pronta a essere consumata in gustose portate create dalla tradizione enogastronomica emiliana.

Ecco dunque serviti in tavola i principi di gloria, vertici della nostra cultura - aristocratica e democratica - che si concretizzano nel trionfo della pasta sfoglia: dalle lasagne, ai tortelli ai tortellini, per finire con la torta di tagliatelle. Si passa poi alla gloriosa enciclopedia, non quella celeberrima di Diderot e d’Alembert, ma quella dell’animale per eccellenza enciclopedico, il maiale, servito in tutte le sue declinazioni: gnocco fritto e tigelle con lardo e affettati misti, gramigna al torchio rigorosamente con salsiccia, cotechino di Modena e piedini di maiale in agrodolce. È il bollito misto, accompagnato da saba, salsa verde e mostarde locali a conquistare la sommità della gloria mundi, mentre i profumi di gloria sono quelli degli arrosti misti di galletto, faraona e coppa di maiale. Ai più golosi si consiglia un intermezzo di metamorfosi gloriose con delle croccanti fritture alla modenese con calzagatti, carne, verdure, frutta e crema; chi ama il pesce può tuffarsi invece nella gloria liquida del baccalà, dell’anguilla e dei pesci poveri, ricchi di fosforo, necessario ai nostri stanchi pensieri. La gloria volatile del ragù di anatra e del piccione in casseruola racchiude le migliori proposte per gustare questi animali, quasi sempre di cortile (ma in fondo siamo tutti animali da cortile). Il pancotto, gli spaghetti alla cipolla e il tortino di patate conducono i commensali a un ascetismo glorioso, ma soprattutto goloso.

Si chiude con i notturni di gloria, un menu più semplice ma altrettanto saporito pensato per le ore piccole nelle enoteche, dove i pasti sono più rapidi, all’insegna di stria, gnocco al forno, prosciutto e affettati, parmigiano reggiano, pecorini e lambruschi modenesi, per chi è alla ricerca di fugaci ma appetitosi incontri.

Non manca una soluzione veloce ed economica per pranzare e cenare, che permette di seguire i ritmi delle lezioni magistrali e di assaporare piatti e prodotti tipici della provincia di Modena. È la “razionsufficiente”, in vendita a 5,00 euro nei giorni del festivalfilosofia: un primo caldo, un secondo di carne o pesce, un contorno di verdura o legumi, pizze o panini con misti di formaggi o di affettati, frutta, dolce e acqua: tanti mix secondo la fantasia della bottega. Il cestino del pranzo è in vendita a Modena al mercato coperto Albinelli, vicino a piazza Grande, a Carpi al Circolo culturale Mattatoio, vicino a Piazzale Re Astolfo, e a Sassuolo in diversi esercizi tra Piazzale della Rosa e Piazza Garibaldi.

E anche quest’anno ad arricchire l’offerta gastronomica torna l’iniziativa “La portata dello chef”: poche essenziali ricette, realizzate da mani esperte con i prodotti tipici di Modena, stimolate da estro creativo. È lo street food proposto dagli Chef del Consorzio Modena a Tavola nel chiosco di Piazza Matteotti a Modena.



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