LUCI ED OMBRE DI UN PARCO

FOTOGRAFIE DI ADRIANO CATALANO GONZAGA

Quando e dove
  • Da Venerdì 1 a Sabato 30 Aprile 2016
  • Bologna (BO) - Via Collegio di Spagna 5/b - Cafè de la Paix
Riferimenti e contatti

L’interazione tra la moltitudine degli organismi viventi, che da tempo immemore vivono sul nostro pianeta, viaggia attraverso le voci che corrono sui prati, trapassano gli alberi e si fermano negli angoli in cui la natura fa la sua comparsa.

Cosa ci stanno dicendo queste voci? Qual è il linguaggio usato dalla natura? La scienza fornisce una risposta perentoria: la natura ci parla di difficoltà, problemi e di possibili soluzioni.

Prendiamo per esempio il mondo vegetale e il suo intrinseco limite: quello di essere letteralmente piantato a terra. Tale condizione fa sorgere numerosi problemi tra cui quello di allontanare dalla pianta madre i suoi figli perché non entrino in competizione alimentare con lei.

Per risolvere questo dilemma, la natura sfodera la sua tavolozza ricca di colori e dipinge, su una lavagna fatta di sogno, le sue soluzioni.

Quando all’interno di un frutto i semi sono ormai maturi e pronti a essere dispersi, la pianta madre convoglia all’interno della polpa una gran quantità di zuccheri e altre sostanze gradevoli al palato e, contestualmente, dipinge la buccia con i variopinti colori dei frutti maturi. Il rosso è quello più usato dai vegetali, e non a caso: la pianta si rivolge agli uccelli e ai mammiferi e, attraverso questo colore, racconta loro della polpa appetitosa del frutto.

Gli animali, che conoscono bene questo linguaggio, iniziano a cibarsi dei frutti zuccherini e depositeranno lontano i semi, là dove troveranno grandi spazi per crescere.

I frutti sanno anche tacere e lo fanno quando i semi non sono ancora pronti al loro lungo viaggio. In questo caso la buccia rimane verde, si confonde con le fronde e attende i giusti tempi.

Così come le lettere dell’alfabeto si possono combinare tra loro fino a formare tutte le lingue del mondo, allo stesso modo i colori vengono rimescolati tra le specie viventi ed assumono i significati più disparati.

Non di soli colori parla la natura: le sue voci della natura attraverso le luci, si espandono con i profumi e si in molteplici forme.

Tra i mille sussurri della natura ne esiste uno, davvero particolare, che entra in risonanza con il nostro mondo percettivo assumendo le molteplici tonalità dell’interiorità.

Le emozioni evocate dal contatto con la natura rimbombano dentro di noi e si vestono con la delicata forma della malinconia oppure con i luminosi sentimenti della gioia, della meraviglia e della voglia di respirare aria fresca.

Sono voci sottili ma importanti che ci inducono al raccoglimento, al silenzio e ci chiedono di essere ascoltate.

Se le lasciamo parlare non ci racconteranno di problemi e di soluzioni ma piuttosto ci rileveranno aspetti della nostra condizione esistenziale.

Al pari della natura, anche le voci della nostra interiorità sono selvagge e necessitano di una traduzione. In questo caso però la scienza non è efficacie e il linguaggio idoneo assomiglia di più a quello dell’arte.

È questo il motivo per cui Adriano si trasforma in cicerone e, cercando di non disturbare le voci della natura, ci accompagna in una passeggiata per il parco di Villa Ghigi traducendo per noi quei messaggi che la natura ci vuole comunicare.

La sua lingua è fatta di immagini: i rami intricati ci raccontano del nostro incedere difficoltoso per i sentieri dell’esistenza; la macchina sommersa dai rovi diventa metafora del nostro ingenuo tentativo di controllo; le radure rappresentano i momenti in cui la vita ci dona conforto e senso di pace; il sole, che delicato si adagia sopra al tronco caduto a terra, ci rivela la poesia che attornia questa avventura fatta di vita e di morte.

La passeggiata per immagini si conclude sul crinale del parco, dove le chiome dei cipressi si spingono inesauste verso il cielo, ricordandoci della costante spinta che abita dentro di noi e che si manifesta con la voglia di cambiare, di migliorarci, di spezzare la catena che la spesso la vita ci impone.

I cipressi ci indicano inoltre, con il loro profilo melanconico, la direzione oltre la quale si trova la libertà del cuore e del pensiero.

Gianumberto Accinelli


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