ONIRICA. IL RICHIAMO DI LOVECRAFT

BRUNO VIDONI (1930-2001)

Quando e dove
  • Dal 10 al 25 Ottobre 2015 (esclusi ì e Martedì)
  • Ferrara (FE) - via del Carbone 18/a - Galleria del Carbone

Si inaugura sabato 10 ottobre 2015, alle ore 17.30, a Ferrara, presso la Galleria d’Arte del Carbone, in via Carbone 18/a, la mostra ONIRICA. IL RICHIAMO DI LOVECRAFT, dedicata a una particolarissima produzione grafica dell’artista BRUNO VIDONI (Cento 1930-2001). L’esposizione, curata da Greta Gadda, Emiliano Rinaldi e Roberto Roda, rimarrà in parete sino al 25 ottobre con i seguenti orari di apertura: dal mercoledì al venerdì 17 - 20; sabato e festivi 11 - 12.30 e 17 - 20; chiuso il lunedì e martedì.

LA MOSTRA

Riemergono dall’archivio di Casa Vidoni a Cento e da collezioni private italiane, una serie di inquietanti eppur affascinanti opere grafiche, quasi totalmente inedite, in cui l’artista Bruno Vidoni, vero folletto dispettoso dell’arte italiana del secondo Novecento, ha immaginato paesaggi e situazioni “ai confini della realtà”. Le sue creature mostruose sembrano nutrirsi di quelle atmosfere “weird” rese celebri da Howard Phillips Lovecraft (1890-1937) e da altri scrittori, suoi amici, che furono in rapporto di contiguità con le invenzioni visionarie e assai poco rassicuranti del romanziere di Providence (primi fra tutti Robert E. Howard e Clark Ashton Smith).

Artista concettuale e sperimentatore instancabile, docente e critico d’arte, ma anche pittore, incisore, fotografo, poeta, lettore attento di fantascienza e di fumetti, Vidoni ha saputo, in queste opere, creare visioni oniriche perturbanti, compenetrando suggestioni desunte dal Simbolismo, dal Surrealismo, dall’arte medievale e dall’illustrazione pulp. Sono nate così entità mostruose, sopravvissute alla notte dei tempi, che abitano la dimensione ignota dei sogni vidoniani. Nel regno di Onirica, le creature tentacolari dell’artista centese custodiscono città perdute, sorvegliano e spesso insidiano nude veneri misteriose, forse fuggite dai dipinti dei surrealisti Delvaux e Labisse.

Che cosa sono questi mostri? Chi sono? È lo stesso Vidoni a dirlo, in uno scritto del 1985: “…Non sono simboli ed eterni come pensiamo noi, sono facili alle metamorfosi, qualche volta hanno la terribilità dei pupazzi da luna park. A qualcuno fanno paura per quello che sono, ma dovrebbero far paura perché nascondono sempre qualcosa di peggio ancora di quel che sono…”

La consultazione di documenti inediti conservati presso l’Archivio Storico Comunale di Cento e presso gli archivi di Casa Vidoni ha permesso di ricostruire i legami, ma sarebbe più giusto parlare di dialoghi intertestuali, sino ad oggi sconosciuti, che Bruno Vidoni ha instaurato con l’horror lovecraftiano.

IL NECRONOMICON DI VIDONI

Dalla fantasia vidoniana sono nati persino due “libri d’artista”, due falsi codici medievali: un bestiario con animali fantastici e un grimorio (un testo di magia nera) titolato Liber quinqaginta nominum, ispirato al celebre Necronomicon, il nefando libro mai esistito, ma frutto della fantasia lovecraftiana. Molti sono convinti trattarsi di un libro reale, di un’assoluta rarità bibliografica, a causa di un gioco planetario che ha coinvolto bibliomani, scrittori, illustratori, registi e artisti immaginifici. Si pensi alle realizzazioni scaturite da illustratori e artisti famosi come Philippe Druillet, Alberto Breccia e H.R. Giger.

Con il suo Necronomicon, Vidoni ci ha regalato uno strumento capace di raccontare i modi con cui l’artista può evocare il fantastico e dar visibilità ai demoni dell’inconscio. Una dimostrazione, quasi un’esplicita dichiarazione, di come nel complicato, vastissimo ed eterogeneo lavoro concettuale vidoniano, il procedimento ideativo diventa, a volte, il messaggio.

orari di apertura: dal mercoledì al venerdì 17 - 20; sabato e festivi 11 - 12.30 e 17 - 20; chiuso il lunedì e martedì.


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