L'ARTISTA CELATO

MOSTRA DI FRANCESCO VERIO

Quando e dove
  • Sabato 9 Maggio 2015
  • 18:00
  • Dal 10 al 24 Maggio 2015 (escluso Lunedì)
  • Pozzuoli (NA) - via Napoli, 201 - Atelier Controsegno
Riferimenti e contatti

La mostra resterà aperta tutti i giorni dal 9 al 24 maggio, dal martedì al sabato: 10.00 - 14.00 e 16.00 - 20.00; domenica: 16.00 - 19.30. Lunedì e festivi chiuso.

INGRESSO LIBERO.

Sabato 9 maggio 2015, alle ore 18.00, si inaugura la mostra di Francesco Verio, a cura di Veronica Longo, all'Atelier Controsegno, in Via Napoli 201, Pozzuoli, Napoli (nei pressi della stazione cumana Dazio). Per l'occasione il poeta-attore Ciro Ridolfini reciterà Io e l'uomo, corpus poetico di sua produzione.

In chiusura, domenica 24 maggio, l'associazione Lux in Fabula presenta il video Il Faro dedicato alla memoria di Raffaele De Martino, al "Cantiere" e alla salvaguardia di Bagnoli e Coroglio.

Si presenta come un uomo schivo, timido, riservato e di poche parole, ma quelle pronunciate sono sempre moderate e mai superflue... La sua aria mite e pacata di certo non fa pensare all'estro eccentrico di taluni artisti, all'immagine "scapigliata" che spesso la gente ha di questa categoria. Poi avviene la "trasformazione": di fronte a una tela immediatamente ne escono pennellate energiche e, talvolta, persino "violente", così come l'uso del colore che molto spesso è acceso, dirompente e accattivante. Figlio d'arte, Francesco Verio nasce ufficialmente con questa identità dal 1977, quando decise di trasformare il suo cognome facendo una sorta di trasposizione da San Francesco Saverio. Una scelta difficile e anche coraggiosa se pensiamo che (invece di utilizzare i benefici di una celebre paternità come hanno fatto in tanti, ad esempio per entrare negli ambienti accademici), decide di staccarsi dalle sue origini per percorrere una strada tortuosa e in solitudine, ma senza dubbio molto più gratificante poiché i successi da lui ottenuti in questi anni sono stati esclusivamente il frutto di ricerche e fatica personali. Il suo cammino inizia dall'Istituto d'Arte, per poi proseguire presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli dove, erroneamente iscritto al corso di Scenografia, avendo da subito intuito che la sua strada fosse la pittura, trascorre tutte le ore di studio nel laboratorio di pittura, come allievo di Armando De Stefano. Dunque, anche da questo punto di vista, un esordio per nulla semplice.

Più che figlio d'arte, Verio è soprattutto erede del '900, infatti la sua pittura rivela diverse influenze, dai Fauves (Matisse in particolare che ama molto), passando qualche volta per il Picasso cubista, le ambientazioni metafisiche, le atmosfere del "realismo magico" di Felice Casorati o le figure monumentali dalle grandi mani di Mario Sironi. Artista curioso e prolifero, Francesco, ovviamente, non disdegna neppure gli interpreti napoletani, primo tra tutti Chiancone, che gli è Maestro sia per gli aspetti più profondamente tecnici che di vita ma, tra questi, non dobbiamo dimenticare Enrico Cajati e Raffaele Lippi. Questo tipo di formazione emerge dai suoi lavori in cui frequentemente vengono denunciati temi attuali e scottanti, pertanto, non abbiamo visioni rassicuranti, bensì rappresentazioni crude della realtà. Alcuni "simboli" sono ricorrenti, tra questi le sedie che, cadendo dal cielo o sorrette da flebili fili, danno un profondo senso di smarrimento. Altro elemento ricorrente nelle sue opere sono le scale, che i suoi personaggi si trovano a salire o scendere di continuo. Segue poi la maschera, motivo diversamente ripetuto perché indossata dalle persone o elemento disposto all'interno di un'ambientazione o di una natura morta: tra queste non poteva mancare il "nostro" Pulcinella, con il suo vissuto drammatico, incarnazione vivente di una Napoli in croce (2014). Tra i soggetti amati c'è anche la donna, musa ispiratrice del ritratto o del nudo e l'autoritratto, probabilmente perché nessuno può conoscerci più di noi stessi e, tra l'altro, si finisce per essere un modello eternamente presente. La cosa che colpisce maggiormente è che su questi temi Francesco ci riflette e "rimurgina" per anni e anni: spesso gli schizzi vengono ripresi a distanza di tempo e rielaborati in versione totalmente diversa o con leggere variazioni. È questo il caso di Precarietà, un olio su tela del 2002, metafora dell'uomo contemporaneo laddove la persona, precipitando dall'alto, perde ogni forma di equilibrio, cercando di divincolarsi tra le sedie cadenti. Singolare è l'inserimento di un cubo, contenente un uovo, di dechirichiana memoria che per l'autore rappresenta non solo la perfezione di entrambe le forme, ma anche quel senso di fragilità dell'esistenza, essendo l'uovo un oggetto facile da rompere e legandosi a esso la leggenda virgiliana della distruzione della città di Napoli.

Questa stessa struttura molto articolata, è stata poi rielaborata nell'incisione dallo stesso titolo e anno, una puntasecca su zinco che ben riporta la stessa drammaticità del tema, utilizzando la forza del solco inciso. E qui ne scaturisce un'altra rivelazione: non tutti forse sanno che Verio si dedica con passione anche alla grafica d'arte, in opere già a partire dagli anni dell'Accademia per continuare ancora oggi a intervenire sulle matrici, ottenendo una potenza segnica non indifferente. Artista curioso e dedito all'approfondimento delle tecniche, in questa sede Francesco espone incisioni del tutto inedite, ma di grande valore e, quindi, ancora una volta quella parte più occulta di sé emerge, rivelando un artista "nuovo". Tra queste stampe c'è la Donna con cappello del 1980, dal profilo molto pronunciato e con un occhio fisso in primo piano: il nero vellutato della puntasecca, rivela una forza tale che potrebbe rimandarci ai lavori di Ernst Ludwig Kirchner. Come negli esempi precedenti, il volto viene nuovamente rielaborato in alcuni dipinti degli anni '80, come nell'olio su tela Donna con cappello n. 1, (realizzata in ben 5 versioni diverse), in cui si avvicina all'espressionista tedesco anche per la coloristica. Anche la puntasecca in mostra, Mariarosaria, cita quasi letteralmente la tecnica mista su tavola Perla, opere elaborate in contemporanea nel 2005. Le altre grafiche, oltre a rappresentare la maschera, ci riportano continuamente alla difficoltà di questi uomini a mostrarsi, pertanto osserviamo figure che origliano da Dietro la porta (1993), oppure che osservano da lontano il mondo attraverso le ante di una finestra: di questo è emblematico lo schizzo preparatorio dell'opera Guardando oltre realizzato da Verio nel 2013 e rielaborato nell'incisione del 2015. Tra questi fogli, il più emblematico è proprio la maniera allo zucchero l'Artista celato del 1994 nella cui la figura, che si nasconde quasi con timore dietro la tenda, sembra di vedere proprio l'artista, che con estremo pudore scruta lo spettatore utilizzando soltanto un occhio, mentre dall'altro la visione è totalmente oscurata.

Pittore ormai affermato da tempo, in questa personale per la prima volta Francesco svela quella parte di sé ignota quasi a tutti e, se in questi anni, tanti sono stati gli schizzi, i disegni o le tecniche miste con china e pennarello, qui si mostra anche come incisore. Una felice scoperta, soprattutto in un posto come Atelier Controsegno che da sempre privilegia e promuove la grafica d'arte, oltre all'originalità dei contenuti, la qualità tecnica e il "made in Naples", tutte carte che Verio gioca alla grande, senza mai bluffare, con una coerenza e pertinenza di linguaggio che sono solo e unicamente suoi. Dunque, un artista che non si affida al caso, ma induce le persone a riflettere e interrogarsi; anche questo potrebbe essere un modo per andare controtendenza, in una realtà che ormai, bada prima di ogni cosa soltanto all'apparenza...

A completamento dell'evento, dalle 18.30 Ciro Ridolfini reciterà Io e l'uomo, corpus poetico tratto dal suo libro del 1993 A teatro da me, che tratta dello svelamento della maschera che tutti siamo costretti a indossare. Classe 1948, Ridolfini inizia a studiare recitazione a Napoli a 17 anni prima con Giuseppe Anatrelli e poi dal '68 con Mario Ciampi. Negli anni 1971-72 fonda la compagnia il Teatrangolo al Teatro Bracco di Napoli, nel 1973 il CAT (Centro Attività Teatrale) a Castellammare di Stabia (Napoli) e nel 1977 la cooperativa Teatro di mutamenti (sempre a Napoli). Attualmente lavora come poeta, scrittore e saggista, cimentandosi nella cinematografia e in performances teatrali durante vernissage artistici.

Rassegna Stampa a cura di Rosalba Volpe


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