PALEO ARTE PRIMITIVA

SONIA GIROTTO (CERAMICHE) E GIULIO VIGNA (ACQUERELLI)

Quando e dove
  • Dal 18 Ottobre al 9 Novembre 2014 (solo Domenica e Sabato)
  • Dalle 15:00 alle 19:00
  • Avigliana (TO) - Piazza Conte Rosso, 3 - Galleria Arte per Voi

Palaiós. Antico. L’archeologia preistorica e le piuttosto recenti paleo scienze, compresa la paleo icnologia - (la disciplina che studia gli icnofossili, impronte o strutture biogenetiche lasciate da organismi vissuti nel passato, come ad esempio tracce, piste, orme, solchi, buchi, ecc.) - ci mettono a disposizione una quantità sorprendente di documentazione, che continua a stimolare non solo la ricerca disciplinare, ma anche l’abilità e la fantasia creativa degli artisti.

Non per caso il ‘primitivismo’ si riaffaccia prepotente, come una delle componenti fondative dell’arte del XX secolo.

Sonia Girotto, impiegando l’antichissimo mestiere del ceramista, trapassa agilmente, tra il serioso e il divertito, da forme plastiche essenziali, decorate di impronte manuali, geometriche essenziali e fitomorfe, a vere e proprie ricomposizioni misteriose di vegetali, degne di apparire in un manuale di paleobotanica.

Giulio Vigna, invece, fantastica su mappe, incisioni e segni rupestri; disegna e dipinge nature morte in cui vasi preistorici sono composti sullo sfondo di disegni rupestri, oppure simula la riproduzione di pitture rupestri e indugia a studiare per l’età del bronzo frammenti di antichi alfabeti, ma, nello stesso tempo, strizzando l’occhio ammiccante a quelli di Riccardo Licata o di Giuseppe Capogrossi, non a caso fondatore nel 1951 del gruppo artistico “Origine”.

Per i due artisti il confronto con l’antico dà forma alla reinvenzione di un repertorio di immagini che reca in sé, prima di tutto, la traccia del piacere del fare; inoltre, ha il valore di operazione di immedesimazione nell’antico (il ‘Paleo’), in cui la sfera dell’immaginario si mette in gioco rapportandosi al senso profondo di un mito, costantemente risorgente in noi.

Si tratta di un misterioso archetipo, che da millenni trascolora tra ricostruzioni che si presentano nella storia culturale, di volta in volta, sotto le specie del primitivismo ingenuo e felice,della ‘età dell’oro’, del ‘mito del buon selvaggio’ o, tutto all’opposto, di un mondo primigenio in cui le belve umane sono sopraffatte dagli istinti più violenti e brutali.

Paolo Nesta


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